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Il carré

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Iniziamo la nostra rubrica di approfondimenti sui tagli con il più iconico e classico di tutti: il carrè.

Quando si pensa al taglio carrè (o bob, all’inglese) il nostro immaginario collettivo si proietta in prima battuta su di un personaggio storico dal forte impatto estetico e carismatico: la regina Cleopatra. Complice anche l’industria hollywoodiana della prima metà del Novecento, ci sembra infatti impossibile pensare alla grande sovrana d’Egitto con uno stile di capelli diverso dal carrè (corto o medio lungo) con frangia e dal colore rigorosamente corvino. Questo taglio dalle origini antiche ebbe però una ridondanza concreta solo nei primi decenni del Novecento, quando il parrucchiere parigino Antoine tentò – con successo – di reinterpretarlo in chiave moderna, ispirato dall’attrice Luana Cowley.

Cleopatra (70 a.C – 30 a.C) , l’ultima sovrana d’Egitto appartenente alla dinastia tolemaica.

Il bob cut era il cosiddetto “taglio alla maschietta”, con cui le donne degli anni Venti cominciarono ad esprimere la loro voglia di cambiamento e di ribalta. Si trovavano nel pieno degli Anni Ruggenti, un periodo storico successivo alla crisi scaturita dalla fine della Prima Guerra Mondiale che ha portato con sè una grande voglia di rinascita e di sradicamento dai canoni tradizionali. Fino a quell’epoca, infatti, era difficile pensare ad una donna con i capelli corti: le chiome lunghe, folte e sempre ben acconciate in trecce o raccolti elaborati erano un segno distintivo ed intoccabile.

Questa nuova pettinatura, realizzata eseguendo un taglio netto dei capelli all’altezza delle orecchie, fu sfoggiato per la prima volta negli anni ’10 del Novecento dall’attrice francese Paolaire: sebbene non ci siano testimonianze storiche al riguardo, si può dire che lei fu la precorritrice dell’iconico stile che da lì a poco avrebbe spopolato in tutto il mondo. All’inizio fu considerato uno stile poco rispettabile e poco consono alle donne, perchè influenzato dalla tendenza maschile e troppo rivoluzionario, ma quando anche altre celebrità del calibro della ballerina Irene Castle, delle attrici statunitensi Louise Brroks e Colleen Moore lo sfoggiarono con eleganza e determinazione, fece finalmente il salto di qualità, arrivando ad essere considerato l’emblema dell’emancipazione femminile e della riscoperta di una femminilità in quel momento inedita.

A sx: Louise Brooks (1906 – 1985) attrice, ballerina e showgirl statunitense spesso indicata come la prima vera star della storia del cinema. A dx: Colleen Moore (1899 – 1988) attrice e cantante statunitense.

Il vero boom del carrè avvenne in tutta la sua maestosità negli anni Sessanta, non solo in America ma anche e soprattutto in Europa, dove personaggi di grande popolarità ed emblemi di sensualità pura come la cantante francese Juliette Gréco lo sfoggiarono in molteplici occasioni, rivisitandolo e riadattandolo ogni volta.

Juliette Gréco (1927 – 2020) cantante ed attrice francese nota al pubblico italiano per la sua apparizione nella minserie televisiva “Belfagor”.

Il parrucchiere londinese Vidal Sasson lo rese l’iconic cut nella Swinging London degli anni Sessanta – Settanta, curandone ogni dettaglio con precisione quasi maniacale. Sempre in quel periodo, in Italia la mente artistica di Guido Crepax diede vita ad uno dei personaggi più erotici e sensuali nella cultura del fumetto: Valentina. Donna forte e sensibile, audace, provocatoria, una femme fatale su tacchi a spillo e contraddistinta dal suo inimitabile micro bob corvino con frangetta. Lo stile di Valentina divenne noto nella Milano degli anni Settanta, dove imperava la famiglia dei Vergottini, parrucchieri e stilisti di grande fama che qualche anno prima ebbero la fortuna di curare il look di una giovane cantante modenese in vista della sua prima partecipazione a Sanremo. La ventenne modenese, già biondissima di natura, aveva ispirato un bob corto e pieno, in pieno stile sixties, e con quel taglio si presentò sul palco della kermesse musicale più famosa d’Italia cantando con grinta “Nessuno Mi Può Giudicare”. Caterina Caselli si guadagnò nel giro di qualche giorno l’appellativo di “casco d’oro” proprio per via del suo look che da lì a poco divenne il suo segno distintivo.

A sx: l’iconico personaggio erotico di Valentina creato dalla matita del fumettista Guido Crepax (1933 – 2003). A dx: Caterina Caselli (1946) con il suo famoso “casco d’oro” che l’ha resa celebre.

Il carrè fu offuscato per circa un decennio durante il corso degli anni Ottanta, quando cominciarono ad andare di moda tagli decisamente più audaci ed estrosi, spesso di ispirazione punk. Riacquistò visibilità quando, nel 1994, un giovane regista esordiente e controverso creò per il suo secondo film il personaggio di Mia Wallace: stiamo parlando di Quentin Tarantino e di quello che è considerato uno dei suoi film più completi, “Pulp Fiction”. L’iconica scena di Mia (interpretata da Uma Thurman) che improvvisa un twist sulle note di Chuck Berry ha contribuito a consacrare ufficialmente il suo stile, bob medio compreso. Nell’ultimo decennio molti personaggi celebri hanno saputo fare del carrè il loro taglio distintivo: possiamo pensare ad esempio a Victoria Beckham, a Rihanna ed, in tempi recentissimi, alla giovane attrice Lili Reinhart.

A sx: Uma Thurman nei panni di Mia Wallace nel film “Pulp Fiction” (1994) diretto da Quentin Tarantino. Al centro: l’ex Spice Victoria “Posh” Adams. A dx: la cantante Rihanna durante un red carpet nei primi anni 2000.